lunedì 25 giugno 2018

Il Felettano e la Bottega dei Ricordi


Qualità Vo’ Cercando

La necessità di ricostruire le storie che hanno portato negli ultimi 40 anni una certa
‘scapigliatura’giornalistica a pensare e sperimentare nuove strade e nuovi percorsi
d’informazione, ci riconduce, senza troppe mediazioni, alle esperienze attuali della
rete Borghi d’Europa.
In questi appunti cercheremo di cogliere, nel fluire del tempo e nello sviluppo dei pro-
getti e delle iniziative, quel ‘filo rosso’ unitario, che passa attraverso le singole tappe,
quella trama (fatta di idee, di persone e di proposte),che ha sempre caratterizzato la
lunga stagione di Qualità Vo’Cercando.

da Il Nuovo Cagnan

Il Felettano e la Bottega dei Ricordi


Occorre riandare nel tempo per ritrovare le storie che hanno portato alla fondazione
de l’Altratavola, l’associazione di cultura enoagstronomica che vide la luce a Padova,
al ristorante Antico Brolo (allora ubicato in Prato della Valle). Luigi Veronelli,scrittore
ed enogastronomo, teneva a battesimo con la rivista da lui diretta (L’Etichetta), il
nuovo sodalizio,presieduto da Renzo Lupatin.
In quell’occasione furono i vini (buoni) di Ettore Ceschin (Bepin de Eto) di San Pietro di Feletto a
commentare il pranzo.
“Esistono dei sistemi mentali, dei modi di pensare che condizionano decisioni e azioni.
Alle volte sono il frutto di un percorso costruito nel tempo, altre volte sono innati
processi di una tradizione di famiglia. In Veneto, tra i Colli di Conegliano, nell’azienda
della famiglia Ceschin questo ordine è sinonimo di eccellenza. E’ ricerca di una naturale
coerenza tra le gesta che si compiono ed i pensieri che le generano. E’ l’umiltà di porsi
sempre un passo indietro, collocandosi nella giusta prospettiva per apprendere con
sguardo attento, dall’esperienza di padri e nonni. Così, spingendosi sempre alla ricerca di nuove sfide, Nicoletto intraprese la costruzione di quella passione edificata sulle solide fondamenta dell’amore per la propria terra e costruita, anno dopo anno, con i mattoni dell’entusiasmo. Un’opera in divenire che passò al figlio Mosè e a sua volta a suo figlio Giuseppe. In lui, l’anima popolare più schietta della gente del luogo identificò una tale somiglianza con il nonno Nicoletto,
da attribuirgli il soprannome di Bepin de Eto, Giuseppe del Nicoletto.Dal 1965, dopo aver appreso i segreti del mestiere ed aver conquistato la fiducia della sua terra, Ettore, figlio di Giuseppe, conduce con determinazione, aiutato oggi dalle sue tre figlie, l’azienda di famiglia. Ad essa ha voluto dare quel soprannome, Bepin de Eto, per ricordare suo padre, la sua famiglia, la sua storia. “

 
 Ma quella non fu l’unica occasione nella quale il Felettano e i suoi protagonisti incrociarono
le ‘altre’ storie della scapigliatura giornalistica trevigiana.
Non si può dimenticare la grande famiglia Antiga che ha dato il nome ad uno dei borghi
della zona L’azienda ANTIGA è una ditta a conduzione famigliare, produttrice di sedie e tavoli tecnici di alta qualità, per gli arredi esterni e interni dei migliori locali pubblici.
Luigi Antiga “Gio”, fondatore della ditta Antiga nel 1925, fu allievo nei primi anni del 1900 della scuola Panierai di Barbisano Treviso, dove ha imparato l’arte della lavorazione del giunco e dell’intreccio.Le generazioni successive, in particolare quella dei fratelli gemelli Primo Antiga e Secondo Antiga, hanno saputo portare avanti l’arte e il mestiere del padre Luigi mantenendo il proprio saper fare.


I giornalisti e i comunicatori , guidati da Aldo Smiraglia, si ritrovavano spesso a Santa Maria
di Feletto, giusto in piazza dove oggi vi è La Postina, per degustare lo spiedo di Daniele e Luigina,
al Casteo.La storia poi la conoscete : Daniele è volato a Pieve di Soligo, ove, dopo quaranta anni,
ha chiuso l’attività alla fine del 2017.
Giuseppe Maschio così commenta oggi la nuova vita de La Postina, grazie a Zeno e al suo staff:
“Locale giovanile e accogliente. Il punto forte è la cucina: innovativa ma fedele alle tradizioni del luogo.Consiglio lumache e gnocchi con gli sciopetin per un percorso non solo degustativo.”

venerdì 15 giugno 2018

'2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale' : la Valtellina


La rete internazionale Borghi d'Europa è impegnata a sviluppare alcuni percorsi di informazione
in occasione de '2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale'.
La Valtellina è una delle alte terre che conosce gli interventi del network europeo, grazie alla disponibilità dimostrata da alcune aziende del settore vitinicolo, che hanno permesso il decollo
del progetto.
" Saranno sette mesi di ascolto e di buona informazione - osserva Renzo Lupatin,presidente di
Borghi d'Europa-. Attraverso le interviste ad oltre cento protagonisti della filiera agroalimentare
e turistica, la Valtellina verrà raccontata con taglio multimediale riguardo al suo Patrimonio Culturale,
al Patrimonio del Cibo e al Patrimonio Naturale".

Cantina Nera e Azienda agricola Caven Camuna ; l'Azienda Vitinicola La Perla di Marco Triacca;
l'Azienda Agricola Le Strie. Queste le tre aziende che hanno attivato il percorso di informazione
di Borghi d'Europa, che toccherà anche il Canton Grigioni, con la Val Poschiavo.

" Nell'ultima settimana di giugno si svilupperà il secondo intervento d'informazione di Borghi d'Europa in Valtellina. Contiamo entro la fine dell'anno di mettere assieme dei risultati informativi imponenti : almeno 20 trasmissioni multimediali e la pubblicazione di 500 servizi ( tv,online e stampa).Poche chiacchiere e fatti certi !"



domenica 20 maggio 2018

Giornate Europee dei Mulini : il Mulino di Rio Salere a Pian di Vedoia (Ponte nelle Alpi)




Il Sindaco di Ponte nelle Alpi,Paolo Vendramini è intervenuto allo stage
di informazione che la rete internazionale Borghi d’Europa ha realizzato presso il Mulino
di Rio Salere in Pian di Vedoia,in occasione delle Giornate Europee dei Mulini.

“ Abbiamo inserito il Mulino di Rio Salere nella programmazione delle Giornate Europee dei
Mulini, giornate promosse dall’AIAMS (Associazione Italiana Amici dei Musei Storici) – osserva
Renzo Lupatin, presidente di Borghi d’Europa-. “

I lavori di recupero del mulino erano stati affidati in appalto nel 2013 dall’Unione montana bellunese, a cui la costruzione è stata concessa in comodato gratuito per 99 anni dalla famiglia Casagrande Collazuol.

L’obiettivo è sempre stato quello di utilizzare il mulino come spazio museale ‘vivo’, per l’esposizione permanente delle macchine e delle attrezzature che nel passato permettevano
la macina dei cereali.

“Non a caso- ha osservato il Sindaco-, sotto il profilo edilizio il progetto di restauro del mulino ha puntato al recupero dei valori architettonici, delle tecniche costruttive e dei materiali tradizionali locali, che nel tempo sono andati perduti e sono stati sostituiti da materiali estranei e in contrasto con la tradizione costruttiva locale. Il recupero, inoltre,è nato e si è basato su alcune testimonianze di persone che hanno lavorato e tuttora vivono vicino al mulino, su degli elaborati grafici datati 1922 e sulle ricerche della storica Franca Cosmai sull’utilizzo dell’acqua negli antichi mestieri nel territorio di Ponte. “

La redazione della trasmissione multimediale l’Italia del Gusto ha realizzato una intera puntata
presso il Mulino,proseguendo l’impegno informativo che ha inserito Ponte nelle Alpi nella rete
di Borghi d’Europa.
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sabato 7 aprile 2018

Borghi d'Europa nelle Terre del Friuli : Chions e il borgo di Torrate


Chions (Cjons in veneto e in friulano occidentale) è un comune italiano di 5 166 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un comune sparso in quanto sede comunale non è il centro omonimo ma la frazione Villotta.
La zona, dai terreni fertili e ricca di acque, doveva essere abitata già al tempo dei Celti e forse anche prima, tuttavia le prime testimonianze certe risalgono all'epoca romana. In questo periodo l'attuale Chions venne inquadrata nell'agro di Concordia e il territorio fu centuriato. La sistemazione agraria del periodo sussiste ancora nelle odierne campagne.
Chions e le sue frazioni si formarono successivamente alle invasioni barbariche probabilmente sui resti di insediamenti più antichi, ma l'abitato di Villa Caum è attestato solo dal 1072. In questo periodo vi sorgeva una centa (un piccolo fortilizio a carattere rurale), di cui resta ancora traccia in una zona di terreno rialzato e nel campanile della parrocchiale, ricavato forse da una torre. Tra il Tre e il Quattrocento fu feudo dei Panigai (mentre Villotta e Torrate erano degli Sbrojavacca).
Passata poi alla Serenissima come tutto il Friuli, Chions visse per secoli un periodo di tranquillità. Solo tra il 1575 e il 1585 il feudo di Tajedo fu al centro di una disputa che oppose le famiglie Altan e Savorgnan, in cui intervennero anche il doge e il patriarca di Aquileia, oltre che il granduca di Toscana, duca di Ferrara, il duca di Savoia, l'arciduca d'Austria e persino i re di Spagna e Francia[.
Attestato sin dal 1072 come Chaum, Caum, Caono e simili, il toponimo dovrebbe rimandare al latino cavus "canale artificiale" con l'aggiunta del suffisso -one. La -s finale è una tipicità dei toponimi friulani.
Il borgo di Torrate
La torre da cui prende nome la località, in Comune di Chions, è l’unica superstite di uno fra i più vecchi castelli del Friuli, appartenente all'antica e potente famiglia dei Signori di Sbrojavacca, vassalli del Patriarca di Aquileia e degli abati di Sesto. L’antico castello fu più volte assalito, rimaneggiato e rinforzato cambiando aspetto, l'ultima volta agli inizi del secolo XIX per diventare edificio residenziale. Per ragioni sconosciute nel 1820 venne demolito. Sbrojavacca.
Nei pressi della torre si trova la chiesa di S. Giuliano che era inglobata nel complesso del castello. L'attuale chiesa fu edificata nel 1332, poi riedificata nel 1661.
Il parco delle Fonti di Torrate
Il Parco delle Fonti di Torrate di Chions si chiama così perché racchiude, all’interno dei suoi 80 ettari, dotati di 4 chilometri di percorsi ciclabili, i 22 pozzi di acqua potabile. Il parco nasce nel 2003, dopo che l’Acquedotto ha deciso di acquistare tutti i terreni intorno ai pozzi con lo scopo di preservare i pozzi stessi da possibili inquinamenti derivati da pesticidi o concimi. E’ parso subito chiaro che questa era un’area preziosa ma degradata; l’antico bosco planiziale che la ricopriva completamente era stato abbattuto intorno al 1970 (rimangono solo circa sette ettari a nord del parco), le rogge e i corsi d’acqua erano ricoperti di rovi ed intasati da vegetazione parassita. L’acquedotto ha deciso dunque di avviare un processo di tutela degli ecosistemi e di ripristino ambientale. In collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Padova, e dopo aver recuperato la vegetazione spontanea presente, ABL ha messo a dimora le prime 25.000 piante di alberi autoctoni (querce, carpini, ontani, olmi) con lo scopo di ricostruire l’antico bosco con essenze adeguate. Sono state create delle zone umide con la presenza di stagni alimentati dalle acque di falda. nel parco delle fonti TorrateSi è realizzato un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica da 20 KW, impiegata nel sollevamento delle acque. Le vecchie officine meccaniche sono state trasformate in una moderna sala multifunzionale di didattica ambientale. Un’altra conseguenza della realizzazione del Parco è stato l’immediato ripopolamento dell’area che è diventata un rifugio sicuro per molte specie di animali. Lentamente il Parco sta diventando un centro di attenzione per una pluralità d’interessi.
torre

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sabato 31 marzo 2018

Oasi naturalistica protetta dei Palù a Pravisdomini



A ridosso del fiume Sile, che giunge a Panigai, si estende l'ambito di tutela ambientale denominato "palù", una delle poche zone umide della regione e preziosa riserva naturalistica.

Pare che per qualche secolo, e in modo particolare durante il '700, il corso del Sile servisse, grazie al collegamento col Livenza, da via di comunicazione e scambio mercantile con Venezia. Si pensa che il punto d'approdo delle barche fosse stato proprio davanti all'ancona che tuttora si trova tra via di Sotto e via dell'Argine. Purtroppo non esistono documenti che ci permettano di risalire all'epoca in cui la piccola cappella votiva è stata costruita.
Si suppone comunque sia molto antica e che il livello del terreno sul quale poggia il basamento sia quello originario.

Via Roma, 21
Pravisdomini
0434 645084